11 LUGLIO 2010: 1 A 0, LA SPAGNA E' CAMPIONE DEL MONDO!
Ancora un 1 a 0, ancora il dannato polipo che azzecca un pronostico: la Spagna batte l’Olanda ai supplementari grazie ad un gol di Iniesta. Il gol dedicato ad Jarque il capitano dell’Espanyol scomparso in maniera tragica lo scorso anno.
Un portiere capitano alza la coppa del mondo, era l’11 Luglio 1982, ed in Spagna l’Italia era campione del mondo e Dino Zoff ne era il padrone.
11 Luglio 2010. la Spagna batte 1 a 0 l’Olanda, eterna meraviglia incompiuta, e Iker Casillas, leader totale della Roja, alza la coppa al cielo piangendo teneramente. Un portiere capitano, dopo 28 anni è nuovamente sul tetto del mondo.
La Spagna alza al cielo la coppa del mondo per la prima volta nella sua storia, realizzando l’ennesimo 1 a 0 di questo mondiale che ricorda, per l’andamento, un po’ quello nostro di 4 anni fa. Partite piuttosto agevoli sino alla semifinale con la Germania e poi una finale equilibrata, decisa da episodi con, ancora una volta, un espulsione nel secondo tempo supplementare.
Episodi dicevamo, nella mente ce ne rimarranno tre o quattro. Innanzitutto la parata di Casillas su Robben, poi la punizione di Snejider deviata dalla barriera con calcio d’angolo non concesso, ed infine Andres Iniesta, con il suo gol e con la sua maglietta con dedica al compianto Dani Jarque.
La vittoria della Roja è la vittoria di un intero sistema, non solo calcistico, ma sportivo. E’ la vittoria di un modo di pensare lo sport in maniera vincente. Con progetti a lungo termine, che puntano sui giovani, che scommettono sul futuro. Ed è uno smacco, specialmente per noi, che andiamo nel senso inverso.
La Spagna campione del mondo, Nadal, Lorenzo, la Spagna del Basket e della Pallavolo, Alonso, Contador, sono le facce di uno sport che va a gonfie vele, che vince e che continuerà a farlo ancora a lungo. Ma alle loro spalle c’è un movimento che continua a produrre e sfornare talenti e futuri campioni.
Ieri in campo c’erano undici giocatori che giocano tutti in Spagna,di cui 7 provengono dalla “cantera” del Barça, il blocco di granito come poteva essere il nostro della Juve qualche anno fa.
Ma tutta la nazionale spagnola rispecchia alla perfezione la mentalità sportiva di un intero paese. In panchina c’erano tanti ragazzi dell’87, e in tutta la rosa solo Puyol e Capdevilla sono sopra i 30 anni. Gli altri ce li ritroveremo tutti per ancora tanto tempo. Due anni fa si è aperto un ciclo e vederne la fine è davvero complicato.
Vince la squadra più forte, quella che gioca meglio a pallone, quella che è la più olandese di tutte, l’unica nella storia a vincere il mondiale dopo aver perso la gara inaugurale. Vince una squadra che sa ormai, in ogni suo singolo elemento come si vince. Che ha imparato ad essere tanto cinica quanto bella. Lo fa ormai due anni, giusto così.
Perde l’Olanda e ci lascia con un paio di dubbi: è una squadra con la maledizione del mondiale? E poi, con Robben e Snejider non decisivi, chi lo vince il pallone d’oro? Noi, per l’umanità, le lacrime e la tenerezza, per la classe e la leadership indiscussa fuori e dentro il campo, lo consegniamo a Iker Casillas. Per quello che vale.
Matteo Santi